Prefazione
Coloro che non fossero interessati alle motivazioni o trovassero tediosa la spiegazione, possono andare a leggere direttamente i punti di programma, tornando, eventualmente, successivamente a leggere come sia giunto a tali conclusioni.
Introduzione
E’ estate. Sto leggendo i giornali quotidiani. Sono abbastanza nauseato di ciò che leggo. Solo una notizia mi rimane impressa. Qualcuno cerca di formare una “classe” politica nuova (ma già “classe” è improprio; si vedrà il perchè!). Ritengo che si possa fare; ma che serva il contributo di tutti, anche il mio (che non sono assolutamente politico).
Penso che si debba cominciare rovesciando i tradizionali punti di vista. Per fare ciò userò una similitudine con l’industria privata.
Beh, in effetti la prima cosa da fare è dimostrare che tali paragoni siano significativi quindi metterò delle ipotesi da cui cominciare il discorso e che reputo possano essere facilmente condivisibili.
1) Esiste una società “Italia”
2) I “padroni” di tale società sono i cittadini italiani
3) I “padroni” nominano delle persone per amministrare e dirigere la “società”
ITALIA=AZIENDA
Date le ipotesi, si può iniziare la similitudine.
Nella società “Italia”, coloro che mettono i soldi (cioè gli azionisti) sono i cittadini. Gli azionisti, in genere si dividono gli utili; in effetti i cittadini sono azionisti anomali che, ogni anno, sono costretti dagli amministratori a rifondere (con le tasse) le perdite “aziendali”. Si può dire che gli “utili” che gli azionisti/cittadini ricevono come dividendo sono i “servizi” (sanità, scuola, sicurezza,…) che la “società” offre loro.
In una società privata i padroni (cioè coloro che mettono i soldi) nominano dei rappresentanti: Presidente, Amministratore delegato ecc; questi, a loto volta, nominano i propri aiutanti (direttori vari) e così via.
Ciascuno viene remunerato in base alle proprie capacità e in base alla possibilità di trovare una persona adatta a ricoprire il rispettivo ruolo. Se la società ha necessità di un ingegnere con esperienza di volo su uno Shuttle saprà di dover fare i conti con la concorrenza, saprà che le persone aventi i requisiti non sono molte e quindi, per invogliare le candidature, oltre al “progetto” di lavoro dovrà offrire un buon ingaggio. Se ha necessità di un portiere notturno, sicuramente ha una maggiore popolazione di persone fra cui scegliere e quindi può diminuire l’ingaggio (E’ la legge del mercato!)
In oltre, l’ingegnere viene assunto con un contratto ad hoc che prevede le aspettative della società, le responsabilità del neo-assunto, gli obiettivi e gli eventuali “bonus”, il divieto a divulgare notizie...
Per il portiere il contratto sarà ovviamente diverso e con meno clausole: osservare i turni, non fare entrare estranei, non dormire durante le ore di lavoro…
Entrambi, però, in caso di non rispetto del contratto possono essere licenziati (tralasciando indennizzi vari!) senza attendere la scadenza del contratto.
Il lavoratore “prescelto” è tenuto a svolgere un certo numero di giorni lavorativi e le assenze devo essere “giustificate” e “avallate” da un superiore che ne diventa anche “responsabile”.
Le deleghe che vengono date al lavoratore non liberano il superiore dalla “responsabilità”: si delega un lavoro, un compito, non la responsabilità ad esso correlato.
Il lavoratore deve essere in grado di svolgere il lavoro per cui è stato “prescelto”. Nessuna società assumerebbe un direttore amministrativo che non conosce le regole elementari della ragioneria e che si debba avvalere sempre di consulenti esterni (neanche remunerandoli con il proprio stipendio). Eventuali “consulenti” , qualora ritenuti necessari, saranno remunerati dalla società.
Il lavoratore “prescelto” non deve avere nessun pendente (di nessun grado) con la giustizia o essere in odore di “malaffari”. Nessuna società privata assumerebbe un direttore amministrativo che si presenti dicendo: “Sono indagato per furto ai danni della mia azienda precedente, ma fino al terzo grado sono innocente!” od anche “Ho legami forti con la Famiglia Bassotti, ma sono una brava persona”.
Il lavoratore “prescelto” deve usare i beni aziendali, qualora necessario; ad esempio non può usare la propria auto per gli spostamenti, ma deve utilizzare l’auto aziendale; in alcuni casi, deve usare i prodotti della società onde infondere fiducia nel pubblico (provate ad immaginare un amministratore delegato di una società che produce automobili che vada in giro con la macchina della concorrenza...)
I PUNTI
Ritenendo che la similitudine sia ben delineata, elenco i punti che potrebbero definire la nuova “classe” politica, inserendo, ove necessari, dei richiami alla similitudine.
1) I cittadini, tramite elezioni, scelgono “nominativamente” tutti i propri rappresentanti
2) La lista dei canditati deve essere approvata da un ente preposto (CSM? Questura? Prefettura?). I candidati che siano con pendenze giudiziari (economiche, amministrative…) o sospettati di connivenze con malavitosi, non possono essere presentati. Qualora lo fossero, l’ente preposto li può cancellare e non potranno venir sostituiti con altri. Questo servirebbe come monito onde evitare che si tenti di fare i furbi: qualora il tentativo venisse scoperto, si perderebbe un candidato!
Qui la questione si apre sull’ente preposto; come sceglierlo? Quanto potere conferirgli? Si rischia l’ostracismo, vero. Ma è meglio avere degli Al Capone al governo?
3) Ai parlamentari viene riconosciuto uno stipendio “equo”.
Di gente che vuol fare il “parlamentare” (cioè il nominato dal padrone ad amministrare la società Italia) ce ne è a iosa (visto che pur di essere eletti, pagano un sacco di soldi in propaganda; evidentemente come investimento! Un po’ come chi paga l’università, come investimento, perché un laureato dovrebbe prendere uno stipendio maggiore di chi non lo è). Quindi il compenso che si può elargire non deve necessariamente essere elevato.
Su questo punto si potrebbe assegnare un valore (3.000-4.000 euro?), ma forse si perderebbero “talenti”. Ma è più giusto scegliere dei “Peppone” (gente che fa politica per il senso di farla) o dei “gran dottori” (che, forse, non sarebbero allettati da simili proposte economiche) che magari pensano più ai propri interessi? Equo, potrebbe significare anche che si riconosce un trattamento economico leggermente maggiorato rispetto alla media di quello percepito nell’ultimo anno. Trattamento diverso per stesso incarico, è possibile? Nelle società private lo è! Inoltre bisognerebbe risolvere il problema di coloro che non avevano un lavoro. Necessita approfondimenti e suggerimenti.
Comunque, l’idea è che non si “corra” alle elezioni per arricchirsi! Possibile che molti, se non quasi tutti, i nostri politici abbiano panfili, ville, ecc? E poi, un trattamento economico alto, non garantisce, come si è visto, da coloro che comunque cercano di arricchirsi ancor di più!
4) Eliminazione o seria regolamentazione dei “gettoni” presenza.
A nessun lavoratore è dato un premio per ogni giorno che si reca a lavoro: il compenso è già incluso nel trattamento economico. Un parlamentare è regolarmente stipendiato per andare in Parlamento e svolgere il proprio lavoro. La “trasferta” a Roma è regolata dal relativo contratto di lavoro.
5) I contributi pensionistici vengono versati come per un normale lavoratore e contribuiscono al calcolo della pensione, come per ogni altro lavoratore.
Si evita che “giovincelli”, eletti una volta, campino a spese dello stato per il resto della loro vita.
6) Chiunque venga indagato (per reati amministrativi contro lo stato) è tenuto a dimettersi da qualsiasi incarico e, volendo rimanere parlamentare, deve difendersi in tribunale. Qualora decidesse di non farlo (libertà di scelta) si deve dimettere da parlamentare.
Piuttosto che al “legittimo impedimento” a presentarsi davanti ai giudici, bisogna pensare al “legittimo dovere” di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti imputati.
7) I prescelti possono restare in carica (qualora eletti) un massimo di due legislature consecutive. Per ripresentarsi deve trascorrere almeno un’altra legislatura. Si elimina la”classe” (casta) politica
In una azienda privata, tutti sono utili, ma nessuno indispensabile. Anche se avesse fatto benissimo il proprio lavoro, in due legislature dovrebbe essere stato in grado di istruire le persone adeguate a fare altrettanto.
8) La responsabilità non si delega. Un “sottoposto” (ministro, sottosegretario, consulente esterno…) che non rispetti la legge è responsabile penalmente/civilmente del suo operato, ma anche colui che lo ha delegato ne è corresponsabile, per omissione di controllo. Si eviterebbero i “non sapevo”, “non ero a conoscenza”…
9) Chiunque venga eletto, deve usare i servizi statali: Sanità, scuola ecc.
Questa norma, servirebbe ad incentivare gli amministratori a far sì che i servizi funzionino: ne usufruiscono loro stessi. Si eviterebbe la storia di parlamentari che vanno ad operarsi all’estero o che mandano i figli alla scuola privata. Usino ciò che producono! Scuola, sanità, mezzi di trasporto (aerei in economy, seconda classe per i treni… ma sarebbe troppo!)
Qualora volessero scegliere comunque di fare altrimenti, non debbono far altro che dimettersi. Resta una loro libera scelta.
Qualora si volesse intravedere una limitazione anticostituzionale, si pensi alle società di calcio: non possono tesserare più di un tot di extracomunitari (qualche anno fa, si diceva di “stranieri”). Eppure nelle aziende se ne possono assumere quanti se ne vogliono (giustamente, proprio in base alla costituzione: nessuna disparità in base a religione, sesso, etnia…).
10) Il parlamentare non può svolgere attività secondarie, salvo espressa concessione del Primo ministro. In tutte le aziende private non è consentito svolgere una seconda attività, a maggior ragione se in conflitto con gli interessi aziendali, e, in ogni caso, deve essere espressamente autorizzata.
Si può ammettere che un dipendente INPS addetto agli “artigiani e commercianti” svolga un secondo lavoro presso uno studio di “consulenza sul lavoro” o presso commercialisti (magari che agiscono nella zona di competenza dell’Agenzia INPS del lavoratore)? Perché lo Stato dovrebbe accettarlo per i parlamentari?
11) Le leggi emanate non possono essere retroattive.
Si provi ad applicarlo al gioco del calcio: oggi si decide che un atterramento in area, fatto con la gamba sinistra sul un giocatore avversario di colore, non è più rigore (le particolarità sono elencate per evitare che non tutti gli atterramenti non siano più rigore, ma solo alcuni…) e si decide che la regola sia retroattiva di 3 campionati. In base a questa regola bisogna annullare tutti gol fatti su rigore che rientrino nella casistica. Riassegnare i punti in classifica ed, eventualmente, salvare, retrocedere e assegnare i campionati in base alla nuova classifica. Non regge! Perché dovrebbe invece essere possibile nella vita sociale?
Ognuno gioca (vive, si comporta) in base alle regole in vigore al momento. Se oggi è considerato furto il prendere una banana, non propria, senza pagare, se qualcuno lo fa, commette un reato e non può essere salvato da una legge fatta domani che dica che tale azione (valida solo per le banane!), non è più un reato. Da domani sarà così, ma oggi è reato e chi lo fa va condannato anche domani.
Questa non è politica (o forse sì?)! Non ci sono modi o suggerimenti per come risanare il bilancio o come offrire i servizi. Non dà indicazioni sul come ottenere i risultati che i cittadini si aspettano; non è di destra né di sinistra.
Una volta una persona che conosco, onesta ma che non era della mia parte politica, si è presentata alle elezioni comunali (senza aver mai fatto politica prima). Le ho augurato di riuscire ad essere eletta: Meglio una persona onesta che non la pensa come me, piuttosto che una disonesta che fa solo finta di farlo!
Credo che questo sia il punto fondamentale: Mettiamo delle persone oneste ad amministrare! Sicuramente le scelte fatte, anche se non saranno condivise da tutti (bella cosa la diversità di pensiero!), saranno state pensate “onestamente” per il bene comune e non per meri interessi personali o di casta.
Idee per discussione
La politica è anche la gestione del vivere comune; alcuni punti (non di economia, non è il mio campo) che mi piacerebbe affrontare sono quelli che seguono. Sono idee che mi sono venute, tanto per fornire altri argomenti di dibattito
a) Punto completamente aperto è il “make or buy” (fare in proprio o dare all’esterno). Molti si chiedono come mai alcuni servizi permanenti (che cioè esistono sempre e non sono solo temporanei come potrebbe essere l’apertura di un numero verde per una emergenza) quali la raccolta della spazzatura, il controllo traffico… se sono gestiti dagli enti pubblici risultino in perdita, ma si formano società private apposta per la stessa funzione e queste, oltre a pagare l’ente pubblico, ci guadagnano pure. Cattiva gestione? Scarso impegno dei preposti pubblici?
Se l’attività, di per sè, è redditizia sicuramente non va data all’esterno, ma vanno approntati tutti i mezzi necessari al controllo dello svolgimento del lavoro che comporta. Doppie o triple timbrature? Assenteisti (intesi come gente che risulta a lavoro ma è assente)? Interessi privati? Si adottino le misure per evitarli (badge, tornelli, controllo del responsabile…)
b) Nei sei/quattro mesi precedenti le elezioni non si possono emanare leggi (o decreti o norme). che siano “gadget elettorali”. Se non si sono emanate in 4 anni e mezzo, si può aspettare ad emanarle per altri sei mesi. Così si evitano leggine pubblicitarie che hanno il solo scopo di aprire la successiva campagna elettorale (riduzioni di tasse o regalie varie, generali o settoriali). Può essere un problema, lo si vede facilmente con l’abitudine di votare in primavera: come si potrebbe emanare l’ultima manovra economica? Ritengo sia sufficiente spostare le elezioni a giungo (ancora non periodo di ferie) o ottobre. La memoria degli italiani è molto corta, delle regalie fatte a dicembre, vengono dimenticate in sei mesi e le votazioni risulterebbero più ponderate
c) Gli spostamenti/viaggi devono essere “avallati”, per giustificato motivo e per le sole persone necessarie a svolgere l’attività (per intendersi: niente veline, velone o familiari a carico; per un po’ si può rinunciare alle “first lady” all’americana). Quando i rappresentanti del popolo avranno imparato a comportarsi, si potrà badare all’etichetta!
d) Punto cardine: i consulenti!
Per i punti affermati in precedenza può capitare che non vi sia un rappresentante eletto che abbia le enormi competenze necessarie a svolgere il compito a cui viene delegato; ad esempio per poter svolgere le funzioni di Ministro dell’Economia si delega un bravo coordinatore, che magari è un bravo ragioniere, ma probabilmente non sa molto dell’economia mondiale quindi necessita di consulenti esterni. Anche ora è così: sono esistiti/esistono ministri che non avevano/hanno esperienza diretta nel campo; può essere capitato (non ne sono certo) che geometri che non hanno mai lavorato con tale qualifica, siano stati ministri dei trasporti o ministri della pubblica istruzione le cui conoscenze del mondo della scuola si limitavano alla loro esperienza scolastica. Sicuramente questi si saranno avvalsi di consulenti (almeno me lo auguro!). Quindi le consulenze sono necessarie (non si possono eleggere solo premi Nobel!). Le consulenze sono di Stato, vengono pagate dallo Stato e devono essere approvate dallo Stato che “delega” il consiglio dei ministri nella loro nomina ma quindi, in solido, ne rimane responsabile e ne deve dare pubblica informazione ai cittadini: tutti devono sapere chi sta eseguendo delle scelte di carattere economico, amministrativo, tecnico. Questa strana impostazione eviterebbe il proliferarsi di porta-borse, porta-penne e porta-quaderni. Il ministro ha dei consulenti che sono pagati e scelti dallo Stato. Forse familiari, cugini e amichetti non verrebbero scelti in tale situazione sapendo che le eventuali “castronerie” ricadrebbero sul Ministro e sul Consiglio stessi. La mancanza di porta-qualcosa giustifica anche la riduzione del trattamento economico che (se non erro) adesso è previsto come rimborso.
e) Alcune leggi/norme/regolamenti ci sono: facciamo in modo che non possano venire aggirate con “furbi” trucchetti.
Solo come esempio cito la norma, emanata non so da quale Garante (siamo pieni di Garanti!), sulle informative che devono essere presenti nella pubblicità. Norma giusta, ma in sostanza disattesa. Pensate alle righe, scritto in caratteri piccolissimi e magari anche scorrevoli sul video, che dicono che la promozione è valida solo in alcuni casi particolari o che indicano il costo della telefonata da fare o cose simili.
Solo come esempio, senza riferimento ad alcuno in particolare, cito uno spot passato qualche tempo fa in televisione; riguardava la “chiavetta” per le connessioni mobili ad internet. Un prezzo vantaggioso per “connessioni senza limite di tempo”, era scritto a caratteri cubitali mentre veniva anche letto. Si poteva pensare che fosse un affare: restare collegati giorno e notte senza doversi preoccupare del tempo che passa! Però (c’è un però!), a caratteri microscopici, in bianco su sfondo abbastanza chiaro, era scritto “per un massimo di XXXX GigaBytes, dopo si paga YY euro a KiloBytes”!!! Da un certo punto di vista è vero che puoi stare quanto vuoi in internet… basta che non navighi! Ma neanche questo è vero, perché solo per mantenere la connessione o per rinfrescare la stessa pagina, c’è traffico e quindi il “regalo” termina e inizi a pagare!
Su questo ci sarebbe anche da dire che molti siti stanno adottando la pubblicità che, non appena entri nel sito, si apre a tutta pagina e vi rimane per un certo tempo, oppure ti offre la possibilità di chiuderla. Due punti! Il primo: Coloro che navigano con tariffa “a traffico” (cioè in dipendenza di quanto scarico dalla rete) la pubblicità che stanno vedendo “per forza”, la stanno pagando proprio come traffico. Secondo: non mi piace che io debba vedere uno spot e se non voglio lo debba chiudere; preferisco che io decida di vederlo e se voglio lo debba aprire. Non c’è un Garante per questo?
Oppure, anche sui quotidiani, il paginone centrale che recita “Televisore gratis se fai la spesa da noi!*” Sì, c’è l’asterisco! Si va a cercarlo ed eccolo: nascosto, in verticale, in piccolo, che si confonde con la linea del bordo; c’è scritto “Solo se fai una spesa di XXXeuro in scontrino unico e fino ad esaurimento scorte”. A parte la condizione sulla spesa da fare (che è lecita) che vuol dire “fino ad esaurimento”? Prima di effettuare la spesa devo chiedere se ne sono rimasti? E se, mentre faccio la spesa ed arrivo alla cassa, finiscono?
Ancora. Sapete, ad esempio, che il metodo per scaricare la suoneria di grido del vostro telefonino (quella che basta un sms da inviare per averla, gratis o meno che sia) è un abbonamento? Sapete cosa significa?
La norma deve prevedere che l’informativa, se ci deve essere, deve poter essere chiaramente leggibile; non dico con la stessa evidenza dell’annuncio pubblicizzato, ma quasi.
f) Legge sull’usura, anti-mafia.
Chiunque denunci e collabori con le forze dell’ordine un “taglieggiamento” subito, potrà non pagare le tasse per uno/due (?) anni a condizione che il relativo importo venga reinvestito in beni materiali nella propria attività e che sia documentato da relativa fattura per un importo non superiore al prezzo medio di listino di beni simili.
La clausola di “beni materiali” è inserita per evitare che si possano fittiziamente “fatturare” dei servizi che sono di difficile controllo.
Questa legge dovrebbe fornire un incentivo concreto agli imprenditori/negozianti perché potrebbero investire nella loro azienda a spese dello Stato. Ci guadagna anche chi vende il bene, che probabilmente non sarebbe stato venduto. Lo Stato non perderebbe il completo valore delle tasse non pagate in quanto si riprenderebbe l’IVA sul nuovo bene venduto. Forse ci perderebbero solo usurai e mafiosi…
Nota a margine:
Su un giornale leggo la dichiarazione di un parlamentare che pare abbia detto, riferendosi ad un cittadino che esprimeva le proprie idee (ovviamente contrarie a quelle del parlamentare): “Non ha l’autorità di fare una battaglia politica contro di noi”. Siamo all’assurdo! Il parlamentare dovrebbe riconoscere che qualunque cittadino, a maggior ragione in quanto “azionista”, ha diritto di parola. Chiunque (anche chi ha qualche scheletro nell’armadio) deve poter esprimere le proprie idee liberamente ed è giusto che venga anche controbattuto, ma sullo stesso campo. Se un cittadino esprime l’idea che il modo di fare politica non gli piace, dovrebbe essere contraddetto portando esempi contrari all’idea e costruttivi e non tentando di colpirlo sul privato. Se il parlamentare avesse ragione, anche io avrei sbagliato a scrivere quanto sopra e dovrei essere attaccato. Ah… però… se ci fosse qualcuno che desse ragione al parlamentare (e non lo fosse, fosse solo un povero cittadino qualunque) non avrebbe l’autorità per esprimere il proprio pensiero contro il mio scritto. Meditate gente, medi